Attacchi di panico e ansia: sintomi e cause. Intervista all’esperta.

Attacchi di panico e ansia: sintomi e cause. Intervista all’esperta.

Anna De Micco

Indice

1. Attacchi di panico: sintomi iniziali e in cosa consistono2. Attacchi di panico: cause scatenanti3. Quale correlazione c'è fra ansia e crisi di panico?4. Attacchi di panico: sintomi5. Come si gestisce un attacco di panico?6. Come si combattono le crisi di panico? Esiste una cura?7. Psicologo online: il modo per sconfiggere l'ansia8. Chi è Anna De Micco

Gli attacchi di panico sono un problema sempre più diffuso, dal quale emerge la difficoltà di saper esprimere le proprie emozioni

Spesso, alla radice di molti problemi, c’è proprio l’incapacità di riconoscere e comprendere ciò che sentiamo. 

Imparare a gestire le proprie emozioni è la chiave di un maggiore benessere personale e relazionale. 

Gli attacchi di panico sono, invece, emblematici di una vera e propria perdita di controllo: ma come si gestisce un improvviso attacco di panico?  Sintomi cause si possono risolvere? Può essere utile intraprendere un percorso di psicologia o psicoterapia online?
Ecco le risposte dell'esperta Anna De Micco, psicologa.

Attacchi di panico: sintomi iniziali e in cosa consistono

Soffermiamoci innanzitutto sulla parola "panico". Questo termine deriva dalla mitologia greca e, nello specifico, dal dio Pan, una creatura metà uomo e metà caprone.

Secondo la mitologia, questa divinità compariva all’improvviso sul cammino dei passanti per poi sparire velocemente, suscitando dunque reazioni di paura e terrore. Le vittime di queste apparizioni, infatti, restavano incredule e non riuscivano a gestire la reazione emotiva sperimentata.

Nell’attacco di panico avviene qualcosa di molto simile: c’è un improvviso episodio di terrore, che dura tendenzialmente una decina di minuti, e nel quale si sperimentano delle sensazioni molto sgradevoli.

L’attacco di panico inizia repentinamente, all'improvviso, e raggiunge il picco d’intensità in pochi minuti.

Per l’individuo che esperisce l’attacco di panico, queste sensazioni sono spaventose e allarmanti (specie se si tratta del primo attacco della propria vita) tanto che si può perdere il controllo su se stessi o, peggio, avere paura di morire.

Attacchi di panico: cause scatenanti

A scatenare le crisi di panico sono i pensieri di un pericolo non realistico, ma che viene percepito con forte intensità da chi lo vive. 

I pazienti che mi parlano dei loro attacchi di panico lo descrivono come un fulmine a ciel sereno, qualcosa che avviene improvvisamente e per questo li spaventa moltissimo. In realtà, però, c’è sempre una causa scatenante, anche quando non si riconosce la causa. 

Il lavoro dello psicologo o psicoterapeuta sta proprio nel comprendere quale sia questo fattore. 

A livello neuro-fisiologico, invece, accade che i segnali provenienti dai sensi (vista, udito, olfatto) raggiungono delle strutture che hanno una funzione sorvegliante, e ci danno delle informazioni sull’esperienza sensoriale con cui entriamo a contatto. 

Ciò significa che a quest’informazione attacchiamo un’etichetta, riconoscendola, ad esempio, come sconosciuta o potenzialmente minacciosa

Quello che succede in chi soffre di attacchi di panico è che la nostra "centralina" riconosce lo stimolo come pericoloso, attivando il sistema nervoso simpatico (ovvero quello involontario), che è finalizzato a preparare l’organismo a reagire a situazioni di pericolo. 

Quando questo sistema di allarme si attiva tante volte, si inceppa: si diventa più reattivi e impulsivi, ci si sente confusi e disorientati al punto di percepire ogni stimolo come minaccioso o pericoloso, scatenando una reazione di attacco-fuga. 

Con il panico il sistema autonomo va fuori controllo e scarica in modo disordinato: ecco perché l’ansia sembra una malattia fisica, ma non è propriamente tale.

L'attacco d'ansia è in qualche modo utile, perché riduce la tensione interna anche se in modo fastidioso: assomiglia a una tormenta che si accende dentro di noi, aumentando il battito cardiaco - motivo per cui questi momenti fanno paura. 

Quali possono essere le cause degli attacchi di panico?

Le cause di un attacco di panico possono essere molteplici: alcuni studi confermano che può esserci una predisposizione genetica derivante da tratti del temperamento vulnerabili e sensibili.

Essere particolarmente sensibili quindi può esporre maggiormente al rischio di avere degli attacchi di panico, ma voglio rassicurare dicendo che ciò non è per nulla matematico.

In generale, gli attacchi di panico possono avere origine da un’esposizione a eventi particolarmente stressanti o da disturbi post traumatici da stress: possono sorgere laddove ci siano forti eventi catalizzatori (come una separazione, un allontanamento dalla propria patria, una perdita, una malattia, un lutto, ma anche problemi lavorativi o finanziari). 

Ognuna di queste situazioni può generare dentro noi un forte stress emotivo

È per questo che gli attacchi di panico tendono a manifestarsi più spesso in periodi di passaggio della vita, come può esserlo quello dall’età adolescenziale a quella adulta.  Sono momenti di crescita e dunque di cambiamento, che genera come una frattura tra la necessità e la paura di cambiare

Per queste ragioni l’aiuto di un bravo professionista può aiutare a scavare per comprenderne le cause ed escludere situazioni derivanti da patologie già esistenti e per cui sorgono gli stessi sintomi. 

Quale correlazione c'è fra ansia e crisi di panico?

Nel manuale diagnostico, l’attacco di panico è classificato come un tipo di disturbo d’ansia

La principale differenza sta nei criteri diagnostici: lo stato d'ansia è una preoccupazione anticipatoria del futuro, cioè si anticipa qualcosa che non è accaduto (ad esempio, la paura di perdere il treno l’indomani) e per questo si parla di ansia anticipatoria.

L’ansia procura sintomi fisici che causano un disagio significativo, una tensione perpetua ma tollerabile in un certo senso; nell’attacco di panico, invece, magari ci si sente bene e poi d’improvviso compaiono i sintomi. 

In realtà non necessariamente se soffri d’ansia puoi avere un attacco di panico: ci sono molti fattori che concorrono alla manifestazione di un disturbo, come componenti genetiche, ambientali o socio-relazionali…

È la combinazione di tutti questi fattori che fa in modo che si possa o meno sviluppare un attacco di panico

In generale, però l’attacco di panico si verifica proprio a partire da uno stato d'ansia, tanto che la sintomatologia è simile. 

Il panico è una forma di ansia accumulata, una possibile reazione da parte del cervello quando si viene a creare un eccesso di tensione emotiva. La tensione quindi si scarica sul corpo producendo le sensazioni di cui abbiamo parlato prima, dovute all’attivazione del sistema nervoso autonomo. 

In generale, nei periodi di forte stress, di stanchezza eccessiva, di pressioni legate a scelte incombenti, la tensione sale e se non viene accolta e stemperata, può crescere fino a determinare un attacco improvviso: la crisi è come il fischio di una pentola a pressione.

Attacchi di panico: sintomi

Una cosa da tenere sempre in considerazione quando si soffre di attacchi di panico: sintomi come quelli stiamo per descrivere non sono mai da sottovalutare.

In caso di attacco di panico, abbiamo due tipi di sintomatologie, che è bene distinguere: una di tipo fisico, che coinvolge il corpo, e una riguardante la sfera cognitiva, delle sensazioni.

Nel caso di sintomi fisici degli attacchi di panico abbiamo:

  • rossore al viso;
  • capogiri;
  • sensazione di stordimento;
  • parestesie (ovvero formicolii che si avvertono alle mani, ai piedi al viso);
  • difficoltà respiratorie;
  • battito cardiaco accelerato;
  • aumento della sudorazione;
  • brividi. 

Sono sensazioni spiacevoli e molto forti, a cui si abbinano sintomi cognitivi, come la paura di perdere il controllo, di impazzire o, addirittura, paura di morire

C’è poi la de-realizzazione, ovvero la sensazione di non appartenere alla realtà, o la de-personalizzazione, che fa vivere quel momento come spettatori esterni. 

Tutto ciò avviene perché è come se il corpo si preparasse a fuggire da un pericolo, e per questo anche il corpo si adatta con cambiamenti evidenti, come quelli descritti. Questa attivazione è talmente forte che si va incontro al panico, in quanto si ha il timore di non poter affrontare il pericolo: un circolo vizioso, insomma, da cui sembra di non poter uscire. 

Cosa sono gli attacchi di panico notturni?

L’attacco di panico notturno è caratterizzato da crisi che avvengono nel corso della notte, svegliando l’individuo senza che ci sia una causa apparente. Questi attacchi si manifestano normalmente anche nelle fasi del sonno profondo: il paziente si sveglia terrorizzato, sudando. 

Si tratta di un’esperienza tanto intensa che porta il paziente ad avere paura di addormentarsi. La sensazione che si sperimenta è di confusione e turbamento, che probabilmente è maggiore proprio perché in quel momento non si è sufficientemente svegli per capire cosa sta accadendo.

L'attacco di panico notturno può risultare ancora più sgradevole proprio perché durante il giorno possiamo riconoscere l'arrivo di un attacco di panico, mentre di notte, essendo esposti a una maggiore vulnerabilità, non ce lo aspetteremmo. 

Come si gestisce un attacco di panico?

Innanzitutto, partirei da accorgimenti pratici: oltre al percorso terapeutico, che in questo caso è fortemente consigliato, dal punto di vista pratico ciò che si può fare è imparare a regolare il ritmo del respiro.

Si pone una mano sull’addome, per sentire il ritmo del proprio respiro, e si procede con respiri lenti e profondi dal naso, espirando poi l’aria dalla bocca. Questo accorgimento è assolutamente valido per gestire un attacco di panico.

Ci sono, poi, dei comportamenti da evitare, come fumare o assumere alcool e caffeina. Può aiutare, inoltre, evitare ambienti particolarmente affollati.

A livello cognitivo, ciò che può essere utile è sospendere i giudizi critici su se stessi, liberarsi dai sensi di colpa, assumendo una posizione di compassione, un approccio tipico della meditazione mindfulness. 

Un altro accorgimento è imparare a dirsi delle frasi semplici e forti, ma che siano di supporto e di aiuto: bisogna ripetersi parole positive, aperte al futuro.

Un altro metodo è la visualizzazione di immagini o di persone che ci fanno sentire al sicuro: questo crea un’immagine mentale che crea un senso di sicurezza e ci fa sentire protetti. Un’immagine di questo tipo è di grande conforto, è molto potente e ci dà la forza di entrare in contatto con un genitore interiore in grado di spegnere la paura

Nel percorso di terapia si apprendono alcune di queste tecniche per la gestione degli attacchi di panico; ogni persona è differente, e per questo anche gli interventi saranno mirati e personalizzati sulle cause e i disturbi specifici del paziente.

Uno di questi interventi è la ristrutturazione cognitiva, che svolge due funzioni: da una parte introduce un’evidenza contraria alle interpretazioni catastrofiche (errate) che si hanno nei casi delle crisi di panico panico e, dall’altro, offre una spiegazione alternativa alla situazione.

Se, ad esempio, si avverte un giramento di testa, il primo pensiero potrebbe essere “sto per svenire!”. In terapia, invece, si impara a pensare “sto provando questi sintomi, non è detto che debba svenire”: si sostituiscono dunque pensieri catastrofici dando un significato alla sensazione corporea, rassicurando e permettendo un maggiore contatto con la realtà. 

Questo tipo di intervento costituisce le fasi iniziali del percorso terapeutico, importante perché aumenta la fiducia e la sicurezza del paziente, che non si sente più solo, malato e confuso. 

Come si combattono le crisi di panico? Esiste una cura?

Ad oggi le terapie elette per gli attacchi di panico sono le cosiddette “terapie combinate”, che prevedono sia un trattamento farmacologico (soprattutto nei casi più invalidanti) che un percorso di psicoterapia.

Per quanto concerne il trattamento farmacologico, si sfruttano i medicinali per ridurre la tensione del sistema nervoso autonomo, che è il responsabile di tali sensazioni fisiche. 

Essendo il farmaco un palliativo che toglie il dolore ma non la soluzione conclusiva, è bene ricordare che i farmaci sono utili se presi a dosi moderate e sotto controllo medico: questo permetterà alla persona di capire che non è malata, che il suo corpo è soltanto troppo sollecitato dall’ansia e che c’è un rimedio. 

Permette anche di non interrompere i progetti di vita e di ritrovare l’energia sufficiente per intraprendere un percorso di cura come la psicoterapia. L’intervento del farmaco, infatti, sicuramente blocca i sintomi dell’attacco di panico, ma non quello che c'è a monte, che invece è compito della terapia trovare.

L'abbinamento di farmaci e psicoterapia cognitivo-comportamentale è particolarmente efficace perché va ad agire sinergicamente sul disturbo e non solo permette di ridurlo ma evita soprattutto il rischio di ricaduta e di cronicizzazione. 

Si parte quindi dalla ristrutturazione cognitiva-comportamentale per poi poi passare a un percorso che promuova il mantenimento dei risultati raggiunti, lavorando sulla vulnerabilità psicologica sottesa al disturbo. 

Durante la terapia si danno degli strumenti pratici e concreti da mettere in atto contro il disturbo e poi si passa a un lavoro più profondo, che permetta una ristrutturazione mentale ed emotiva. 

Psicologo online: il modo per sconfiggere l'ansia

Non dobbiamo pensare che le difficoltà siano uguali per tutti, poiché ognuno di noi ha la proprie: può essere la paura di non farcela, di perdere un sogno o un legame, la ribellione a troppe responsabilità, la fuga dalla solitudine.

Proprio questa unicità, propria dell'essere umano, rende la psicoterapia indispensabile. Parlare con uno psicologo online, del resto, non ha nulla da invidiare alle sedute più tradizionali.

Si tratta, infatti, di svolgere la terapia tramite lo schermo di un device, comodamente da casa o dovunque si voglia, ma soprattutto in qualunque momento della giornata.

In questo modo, evitando ogni spostamento, si andrà incontro all'esigenza della persona, che potrà ricevere la videoseduta senza temere un'eventuale insorgenza della patologia fuori casa.

I farmaci sono uguali per tutti e servono a sedare l’ansia, ma la causa dell’ansia è contenuta in una storia unica, che solo quella persona conosce e può raccontare.

Il disturbo da attacco di panico fa capire che si è in bilico tra una strada vecchia e una nuova: la prima rassicura ma è pesante, mentre la seconda è percepita come rischiosa. 

Questa incertezza, unita alla paura di perdere i propri appigli, crea una carica emotiva che sfocia nell’ansia acuta, dove non si vede alcuna soluzione. 

L’attacco di panico è semplicemente la spia che qualcosa non funziona e che bisogna correre ai ripari: la psicoterapia può essere quel rifugio. 

Del resto, come dice la psicologa Anna De Micco, l'educazione emotiva può essere utile per fronteggiare la quotidianità in modo più sereno e più libero.

Chi è Anna De Micco

A intraprendere il percorso di psicologia mi ha spinto la voglia di fare ricerca: il mio obiettivo era fare la ricercatrice ma, strada facendo, mi sono appassionata all’aspetto clinico della psicologia, che poi in effetti è diventato il mio lavoro. 

Attualmente lavoro come consulente in strutture con utenza psichiatrica. Pratico inoltre l’attività da libera professionista e, in collaborazione con una collega, facciamo progetti su terapie di gruppo. 

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Anna De Micco

Psicologo