Alzheimer e ripercussioni psicologiche sui familiari

Alzheimer e ripercussioni psicologiche sui familiari

EpiCura

Indice

1. Alzheimer: come accettare la malattia di un familiare?2. Affrontare l'Alzheimer, una sfida psicologica

La sofferenza di una persona cara, spesso, è causa di ripercussioni abbastanza importanti sulla vita di chi se ne prende cura: lo sanno bene milioni di persone che si occupano dell'assistenza ai propri cari malati di Alzheimer.

Essere un caregiver , ovvero occuparsi di una persona malata, ha difatti un significato psicologico non indifferente anche a causa delle numerose responsabilità.

Questo incarico comporta il saper osservare le abitudini e le reazioni del malato, descriverne le minime trasformazioni al medico, evitare i comportamenti e le situazioni che possono metterlo a disagio e aiutarlo a salvaguardare le residue capacità cognitive.

Naturalmente, tutto ciò sarà possibile soltanto quando lo stesso caregiver avrà imparato a reagire e ad accettare la malattia del proprio caro.

Chiara Sciascia, psicologa a Torino ci spiega in quest’intervista come reagire al meglio alla malattia di un proprio caro, affrontandone le ripercussioni psicologiche.

Alzheimer: come accettare la malattia di un familiare?

Scoperta nel secolo scorso dal famoso psichiatra Alois Alzheimer, l'Alzheimer è una malattia caratterizzata dal declino progressivo delle funzioni cognitive, ed è in grado di causare limiti significativi nelle capacità relazionali e nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

Si tratta di un tipo di demenza senile che ha come risultato la graduale perdita della memoria e dei ricordi e l’opacizzazione della personalità del paziente che ne è affetto.

Una diagnosi di questo genere comporta senz'altro implicazioni psicologiche ed emotive molto importanti, sia per il paziente che per i familiari che se ne prendono cura.

Naturalmente, il ruolo di chi assiste la persona malata (definito caregiver) è piuttosto complesso: il caregiver, spesso identificato nei figli dell'anziano, è costretto a confrontarsi con un disagio interiore non indifferente, ulteriormente aggravato dalle dinamiche sociali che tendono a isolare il malato.

Per i motivi appena indicati, la diagnosi di demenza senile e Alzheimer è spesso associata a una condizione di forte stress emotivo e psicologico a carico dell'intero nucleo familiare.

Per capire come gestire il proprio genitore malato e in che modo il caregiver può affrontare la malattia del proprio caro, abbiamo chiesto consiglio a una psicologa con esperienza in questo settore.

In generale, secondo la Dottoressa Sciascia, è molto importante che la persona che soffre di Alzheimer non venga isolata ma, piuttosto, coinvolta nei momenti conviviali, con effetti benefici tanto sul malato che sui familiari.

«I momenti di normalità, come i pranzi di famiglia in cui ci si riunisce per stare vicini alla persona malata, sono delle necessità molto importanti, capaci di restituire serenità dovuta a una rinnovata capacità di condivisione» spiega la professionista.

Esistono poi dei consigli utili che possono aiutare nei momenti del bisogno i caregiver stessi: quando un proprio caro si ammala, difatti, si dedicano spesso tempo ed energie nell'accudirlo, una situazione che a lungo andare può persino diventare logorante, causando una vera e propria sofferenza psicologica nel familiare.

Secondo la Dottoressa Sciascia, in questi casi, sono due i punti fondamentali per evitare che la situazioni diventi insostenibile psicologicamente:

  1. Trovare del tempo per sé.
    La degenerazione cognitiva di un proprio caro affetto da Alzheimer catalizza completamente l’attenzione del caregiver: i compiti di cura sono molto pesanti in termini energetici ma anche di tempo.
    Per questo motivo è molto probabile che chi si prende cura della persona malata tenda a provare un forte stress dovuto al senso di responsabilità.
    Molto spesso, infatti, il caregiver è un figlio, e di conseguenza il fatto che si trovi a curare un genitore (e che quindi ci sia un’inversione di ruoli) può causare gravi conflitti interiori a livello affettivo, oltre che un senso del dovere che fa sentire in colpa nei confronti del genitore anziano.
    Diventa dunque fondamentale riuscire a ritagliarsi del tempo per sé per evitare un sovraffaticamento, soprattutto se in parallelo se si ha una vita lavorativa e familiare da portare avanti.
  2. Evitare, se possibile, di lasciare il lavoro.
    Spesso capita che, pur di riuscire ad andare incontro alle necessità dell'anziano malato di Alzheimer, si rinunci al proprio posto di lavoro.
    Abbandonare il posto di lavoro spesso non è certamente gratificante, e può comportare frustrazioni e sentimenti negativi che possono essere evitati, ad esempio, riducendo la quantità di ore lavorative senza rinunciare al lavoro in maniera definitiva solo per concentrarsi sul degente in maniera totalizzante. 

Un contributo fondamentale, in questi casi, deriva da un aiuto esterno e condiviso: la divisione dell'assistenza e della cura tra familiari, ad esempio, permette di evitare che il carico psicologico, emotivo e di responsabilità gravi su una sola persona, con conseguenze sul suo benessere psico-fisico.

Se ciò non fosse possibile, può essere cruciale il supporto di personale qualificato, come badanti e assistenti domiciliari a ore che, grazie alle proprie competenze, possono divenire un valido alleato nell'affrontare situazioni molto delicate, con beneficio non soltanto sul caregiver principale ma altresì sul malato, che può contare su personale attento e con esperienza.

Affrontare l'Alzheimer, una sfida psicologica

È necessario prendere coscienza del fatto che il problema che coinvolge la persona cara stravolge le regole relazionali instaurate in precedenza.

Come spiega Chiara Sciascia, accade spesso che le famiglie non riconoscano il problema dell'anziano e, di conseguenza, litighino con il malato perché non ricorda determinati avvenimenti.

Questo tende a far vivere con disagio la situazione al malato, ma provoca anche una rabbia non sana da parte della famiglia.

È estremamente importante che, per la tranquillità di tutti, ci si impegni per conoscere, e quindi accettare gradualmente, la malattia: il primo passo per comprendere come affrontare l'Alzheimer di un nostro caro, è quello di prendere coscienza della situazione.

È bene infatti che l’accettazione della malattia sia quotidiana, ed è necessario che si comprenda che il malato non tornerà più ad essere la persona di un tempo. 

Nonostante questo triste cambiamento, infatti, ciò che non cambia è la possibilità di stare insieme e volersi bene.

Non sempre, però, si riesce ad affrontare la situazione in modo semplice. Ecco perché in questi casi, per accettare la malattia del familiare malato di Alzheimer sarebbe bene richiedere un supporto psicologico.

Le ripercussioni sul proprio benessere in seguito alla gestione di una persona con l'Alzheimer non sono, infatti, da sottovalutare. se un caro anziano soffre di questa malattia, ne risentirà anche tutto il resto della famiglia.

Ciò che può accadere alla famiglia se affida l'anziano alle cure di una struttura esterna è quello di provare un forte senso di colpa per aver mandato la persona malata fuori dalla propria casa, affidata a cure di estranei.

Capiteranno casi in cui ci si sentirà in colpa perché si vorrebbe maggiore tempo da dedicare alla propria vita, ai propri impegni e interessi, senza che però ne risenta la relazione con il proprio caro, che, secondo noi, potrebbe sentirsi un peso.

Vi saranno invece altri momenti in cui si vivranno situazioni spiacevoli con il malato di Alzheimer, momenti di forte nervosismo e persino aggressività, a cui non si è preparati e non si sa bene come comportarsi con l'anziano malato.

La malattia, col suo progredire, porta tipicamente ad una grande confusione e ad un senso di disorientamento riguardo agli spazi e al tempo: questo provoca molta agitazione e spesso una forte ansia.

Anche la capacità di gestire molti stimoli insieme diminuisce, per cui ambienti poco ordinati o rumorosi possono dare origini a reazioni difensive da parte del malato.

È importante che il caregiver non venga colto impreparato dai momenti di forte agitazione perché la sua pazienza e la sua comprensione sono fondamentali.

Essere un punto di riferimento per il paziente significa anche dimostrarsi disponibili a capire con lui che cosa lo mette a disagio, per cercare una soluzione o permettergli di dar voce al proprio malessere.

Richiedere un supporto psicologico online, in tutti i casi, non è un segno di debolezza ma di grande forza. Solo così si potrà affrontare la situazione e saperla gestire con fermezza.