Sintomi iniziali del Parkinson: come riconoscerli?

Sintomi del Parkinson: come riconoscerli

Francesca Romana Fasoli

Indice

1. Che cos'è il morbo di Parkinson?2. Parkinson: le cause della malattia3. Come riconoscere i sintomi del morbo di Parkinson4. Sintomi motori: lentezza e tremore a riposo5. Parkinson e sintomi psicologici6. L'assistenza domiciliare per malati di Parkinson

Il presente articolo, scritto in collaborazione con Francesca Romana Fasoli, infermiera di EpiCura, ha lo scopo di fornire una serie di importanti informazioni relative al morbo di Parkinson, patologia neurodegenerativa che colpisce in particolar modo gli anziani, anche se non esclusivamente.

L’obiettivo è chiarire quali siano i primi sintomi della malattia (e come riconoscerli) e quali siano le cause della malattia. In seguito, vedremo come un'assistenza domiciliare adeguata possa fare la differenza nel sopportare e supportare al meglio questa situazione.

Che cos'è il morbo di Parkinson?

Con morbo di Parkinson intendiamo una patologia neurogenerativa a lenta evoluzione che colpisce il sistema nervoso, intaccando alcune delle principali funzioni del corpo umano, come il movimento e l'equilibrio. Soltanto nel nostro Paese ne soffrono all’incirca 230.000 persone.

La malattia compare intorno ai 60 anni d’età e colpisce, in media, un numero maggiore di uomini rispetto alle donne. In alcuni casi, tuttavia, si può presentare in età più precoce: per il 5% dei casi accertati, infatti, si manifesta il cosiddetto Parkinson giovanile, con sintomi che si verificano già a partire da un'età compresa tra i 21 e i 40 anni.

Il Parkinson giovanile, tuttavia, raccoglie fortunatamente un numero inferiore di pazienti rispetto a quello che si verifica in età adulta.

Dal punto di vista dei sintomi, tremore a riposo e rigidità sono i due più comuni e riguardano circa il 60% dei malati.

Nonostante non siano del tutto chiare alla scienza le sue cause, ad oggi esistono terapie farmacologiche e cure adeguate per i malati di Parkinson che consentono un decorso più lento della malattia, con un contestuale aumento della qualità della vita.

Particolarmente utile a tal proposito, inoltre, la fisioterapia domiciliare per la cura del Parkinson, basata su una vera e propria rieducazione al movimento.

Parkinson: le cause della malattia

Nonostante la forte incidenza sulla popolazione mondiale, le cause di questo grave problema sono ancora oggi sconosciute.

Se all’inizio i ricercatori avevano ipotizzato fattori autoimmuni o infettivi, ad oggi gli scienziati concordano sul fatto che il cuore del problema sia da ricercare in una serie di elementi ambientali ed ereditari, che vanno a intaccare il sistema nervoso.

Vediamone alcune.

Cause genetiche

La ricerca ha identificato 21 variazioni genetiche rare ed ereditarie che rappresentano, se non una causa diretta, un fattore di rischio per il 5% dei malati, che mostra un'alterazione nel corredo autosomico.

È proprio nel campo della genetica che la comunità scientifica sta concentrando la maggior parte degli sforzi, con lo scopo di comprendere meglio il processo di distruzione delle cellule nervose e identificare possibili fattori protettivi.

Cause ambientali

Tra le cause della malattia va annoverata anche una serie di fattori ambientali, ravvisabili ad esempio in una prolungata esposizione ad alcune tossine che possono scatenare la malattia o contribuire alla sua comparsa.

Sul banco degli imputati troviamo il monossido di carbonio e alcuni metalli pesanti e pesticidi (come, ad esempio, il Paraquat o Cyperquat).

Cause organico-patologiche

Secondo i ricercatori, alcune patologie infettive come l’encefalite potrebbero rappresentare una potenziale concausa per lo sviluppo della malattia, così come le lesioni cerebrali.

Come riconoscere i sintomi del morbo di Parkinson

Quali sono i primi sintomi del Parkinson e perché è importante non sottovalutarli?

Esistono alcuni segnali, che si possono verificare addirittura anni prima della comparsa vera e propria della malattia, che potrebbero permettere di individuarla precocemente e intervenire in modo tempestivo.

Il Parkinson è causato dalla morte progressiva delle cellule nervose cerebrali responsabili della produzione del neurotrasmettitore dopamina, che controlla tutti i movimenti del corpo.

Ciò vuol dire che quando compaiono rigidità e tremore di riposo, il 40-50% dei neuroni è già morto.

Da qui l’importanza di adottare quanto prima una terapia farmacologica efficace, in grado di preservare quanti più neuroni possibili.

Primi sintomi del Parkinson

Fra i primi sintomi del Parkinson troviamo la costipazione: spesso, infatti, chi è affetto da Parkinson avverte la sensazione di essere pieno (pur avendo mangiato pochissimo), e il fastidio non si risolve facilmente.

La stipsi, in questo caso, si verifica poiché il morbo va a incidere sulla muscolatura liscia dell’intestino che diventa meno efficiente con il trascorrere del tempo, con conseguenti problemi cronici ai reni (come l'insufficienza renale).

A questo problema spesso è collegato anche l’incontinenza urinaria oppure il problema opposto, ovvero il paziente presenta una certa difficoltà nell’emettere le urine.

Un altro sintomo spesso trascurato è la perdita dell’olfatto e del gusto. La maggior parte dei pazienti con il Parkinson hanno dichiarato infatti che, in un determinato momento della loro vita, hanno iniziato a non sentire più gli odori e i sapori.

Questo disturbo è uno dei più frequenti e anche il più importante perché capace di aiutare concretamente nella diagnosi precoce del Parkinson.

La responsabile di questo sintomo è sempre la dopamina in quanto, mancando questo importante messaggero chimico, il nostro organismo perde la capacità di sentire il gusto e il profumo delle cose.

Altri segnali possono riguardare il sonno: durante la fase più profonda alcuni pazienti gridano, digrignano i denti oppure sferrano calci.

Tuttavia, è importante notare che non si tratta di disturbi tipici ma di effetti che, in ogni caso, potrebbero essere approfonditi in anticipo per posticipare l’incedere del morbo fino a dieci anni.

Ci sono altri segnali da tenere d'occhio, soprattutto se questi si sommano a una sintomatologia più complessa.

Uno di questi è l’apnea notturna, ovvero la mancanza di respiro durante il sonno per qualche secondo.

Un altro sintomo è la sindrome delle gambe senza riposo, per cui le estremità degli arti inferiori sono interessate da un forte formicolio e si avverte la necessità di muoverle in continuazione.

L’iperidrosi, infine, consiste in una sudorazione eccessiva e anomala, non legata a fattori esterni come l’eccessivo calore o uno stato ansioso. Le persone che ne soffrono iniziano a sudare copiosamente sul viso, senza riuscire a smettere.

Somigliano alle famose vampate di calore tipiche della menopausa e sono legate al fatto che il nostro organismo non ha più la capacità di autoregolamentarsi.

Questo sintomo, proprio perché non scatenato da nessuna causa, può rappresentare un importante campanello d’allarme, in particolar modo se inserito in un quadro di sintomi che possono far sospettare l'insorgenza della malattia.

Sintomi motori: lentezza e tremore a riposo

I primi tremori si avvertono a livello di un arto superiore (ad esempio si può verificare ad una sola mano). Col tempo, poi, il tremore si estende anche all’altro arto.

Si notano poi delle peculiarità nel modo di camminare: c’è innanzitutto l'acinesia, ovvero la difficoltà nei movimenti, dovuta a un vero e proprio blocco muscolare per cui il paziente non riesce più a dare comandi ai propri arti, li sente bloccati.

C’è poi un’eccessiva lentezza dei movimenti volontari, chiamata bradicinesia. Questo porta i pazienti affetti da Parkinson a camminare con estrema lentezza oppure a bloccarsi d’improvviso.

Questo fenomeno si chiama freezing, ovvero congelamento, e dipende proprio dalla mancata produzione di dopamina. Nel freezing i pazienti affermano di sentire i piedi come se fossero congelati.

Una delle tecniche per aiutarli a sbloccarsi è quella di dargli uno stimolo uditivo, come un battito di mani o uno schiocco di dita, che dia loro il ritmo per riprendere a camminare.

Tra gli effetti rilevanti della malattia, inoltre, rientrano posture e gesti caratteristici: nelle fasi iniziali, ad esempio, la mano del paziente risulta un po' ricurva e irrigidita, e trema come se picchiettasse.

Un altro gesto caratteristico di questa patologia è quello di indice e pollice che sfregano tra loro, anche chiamato “gesto contasoldi” proprio perché somiglia all’atto di contare delle banconote.

La sintomatologia del Parkinson si riflette anche sul modo di camminare: i passi diventano più brevi e lenti e, per quanto riguarda la postura, si vede il paziente curvato in avanti.

Questa particolare postura curva è una sorta di ricerca di assestamento di equilibrio, derivante anche all’irrigidimento dei muscoli; per questi motivi un percorso di rieducazione motoria può essere fondamentale.

Nella fase iniziale della malattia, infatti, è spesso il malato stesso ad accorgersi che qualcosa non va, perché sente una rigidità muscolare che ne rallenta i movimenti.

Inoltre, la voce pian piano si abbassa e il paziente diventa amimico, ovvero incapace di esprimere emozioni col volto.

Nel cambiamento del tono di voce dovuto al Parkinson, la voce diventa flebile, il tono monocorde e spesso si hanno difficoltà a pronunciare le parole più comuni: si tratta di un disturbo legato al progressivo irrigidimento dei muscoli facciali.

La bradicinesia nel Parkinson

La bradicinesia è un disturbo neurologico consiste nella difficoltà che si prova quando si tenta di portare a termine un movimento.

Quello che fino a poco tempo prima era una semplice routine adesso diventa un percorso arduo e faticoso: vestirsi, cambiare posizione nel letto o persino camminare diventano azioni difficili, tanto che il paziente si scoraggia e si stanca.

Per questo motivo il supporto di una figura di assistenza domiciliare specializzata, come una badante convivente, può essere fondamentale per il benessere del malato.

La bradicinesia può anche essere un segnale anticipatorio. Per capire se si tratta di questo caso specifico, basta sottoporre il paziente al test della scrittura. Una firma che diventa incerta, illeggibile e confusa, è la spia della presenza della malattia.

Un altro sintomo tipico è la difficoltà a stendere le braccia.

Il malato lamenta la difficoltà ad “arrivare” alle cose messe in alto, come, ad esempio, un libro su uno scaffale.

Questo sintomo è legato all’irrigidimento muscolare causato dal morbo. Le braccia non oscillano più come prima ma il paziente non avverte nessuna sensazione dolorosa ma soltanto rigidità muscolare.

Tale sensazione riguarda gli arti e alcune delle componenti assiali, come il collo e la schiena, che cambiano lentamente postura.

In questo può essere utile la chinesiterapia, una fisioterapia dedicata al ripristino delle abilità motorie che può aiutare il decorso della malattia.

Parkinson e sintomi psicologici

Oltre alle conseguenze derivanti dalla vera e propria malattia, spesso i malati di Parkinson soffrono di importanti ripercussioni dal punto di vista psicologico, dovuti alle difficoltà che si incontrano nel convivere con il morbo.

La comparsa di sintomi depressivi, l’ansia scatenata da situazioni nuove e sconosciute, il desiderio di rimanere sempre a casa sono delle spie molto importanti.

Il Parkinson infatti si manifesta anche con una serie di cambiamenti dell’umore e della personalità che non vanno mai sottovalutati e che possono rendere persino la persona o l'anziano ingestibile.

Il paziente si deprime soprattutto perché ravvisa in sé una progressiva incapacità nello svolgere insieme più di due cose oppure perché non riesce più a concentrarsi come prima.

Il dialogo e la vicinanza sono fondamentali in questi casi, così come l'aiuto di psicologi o psicoterapeuti con esperienza, in grado di sostenere tanto il malato quanto la sua famiglia in un momento spesso molto complicato.

L'assistenza domiciliare per malati di Parkinson

Convivere con il Parkinson è possibile a patto di non dimenticare mai un aspetto molto importante: i benefici di un'assistenza a domicilio adeguata.

Spesso infatti il malato si sente solo, incompreso o abbandonato.

Condividere con i propri cari e con persone vicine i propri dubbi o sentimenti e affidarsi a personale competente e preparato per un supporto quotidiano è il primo passo per riconquistare la serenità perduta.

L'assunzione di una badante con esperienza può essere un valido aiuto non solo nelle mansioni di tutti i giorni (pulire e riordinare la casa, fare la spesa, preparare i pasti) ma ma anche nel ruolo di una compagnia che sostiene costantemente l'anziano anche nei momenti più difficili, aiutandolo a preservare la propria autonomia residua, con importanti benefici sul decorso della malattia.

Autore
Professionista

Francesca Romana Fasoli

Infermiere